Il bisogno di essere visti

LE CAREZZE

Ogni giorno, sulla nostra strada, incontriamo tante persone. Persone care, persone che conosciamo appena, sconosciuti. Le incontriamo fisicamente o le incontriamo virtualmente. Ma una cosa unisce tutti questi incontri, ovvero lo scambio di "carezze".

La parola "carezza" è un termine utilizzato dall'analisi transazionale (in inglese "stroke") per definire ogni tipo di "segnale" che ci scambiamo, che lascia intendere che ci siamo visti: un "ciao", un cenno, un sorriso, un abbraccio, una parola, un complimento.

Quanta poca attenzione spesso poniamo sulle carezze che diamo! Eppure fa la differenza, per entrambi, un "ciao" accompagnato da uno sguardo e da un sorriso genuino. Non trovate?

BISOGNO DI RICONOSCIMENTO

Tutti noi, dalla nascita, abbiamo bisogno di essere visti, di riconoscimento. E' fondamentale per la nostra salute fisica e mentale, esattamente come il bisogno di nutrirsi o di dormire. Ci sono studi a questo senso che dimostrano come in bambini privati di carezze venisse compromessa anche la salute fisica, fino a provocarne la morte (vedi le ricerche di Renè Spitz sugli effetti devastanti della deprivazione materna).

POSITIVE O NEGATIVE, MEGLIO DI NIENTE

Consideriamo però che, tra le carezze, rientrano anche uno schiaffo o un'occhiataccia o una parola scortese.

E per quanto le carezze negative possano essere spiacevoli per chi le riceve, questo proposito è importante tenere presente che preferiamo una carezza negativa a nessuna carezza.

In altri termini, piuttosto che non essere considerati, preferiamo essere trattati male. Perché questa è la nostra natura, in un certo senso. Perché è talmente grande e profonda la nostra fame di riconoscimento, che ci accontentiamo di quello che passa il convento. Abbiamo un profondo bisogno che gli altri riconoscano che noi esistiamo.

CHE RICADUTE HA? PERCHE' E' IMPORTANTE SAPERLO?

Perché fin da bambini, pur di essere visti e considerati potremmo escogitare dei modi per raccattare delle carezze negative: una sgridata, una punizione, un'occhiataccia, o addirittura uno schiaffo.

Quando ad esempio i genitori non hanno abbastanza energie e attenzioni da dedicare ad un bambino, per via del loro stile di vita oppure perché stanno attraversando un periodo difficile (una mamma con depressione ad esempio, o che sta vivendo un lutto importante), può succedere che il bambino, come strategia, sviluppi quella di combinare dei guai, con l'obiettivo di attirare l'attenzione della madre o del padre, perché è sicuramente meglio un rimprovero che "sentirsi trasparente" agli occhi di qualcuno.

Anche da adulti può succedere. Pensate ad un tradimento che avviene per "attirare l'attenzione", ad esempio. Una donna o un uomo che soffrono perché non si sentono visti dal loro compagno, e cercano una strategia per far succedere qualcosa. Perché "se almeno si arrabbiasse capirei se conto qualcosa per lui".

Che ne pensate?

GIULIA BASSETTI

psicologa, psicoterapeuta

TOSCANA | PISTOIA

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