Libera la tristezza!


Ne parlavo proprio stamattina: spesso il problema non è la tristezza in sé, ma tutto il carico che ci si mette sopra.


Che un conto è essere tristi, e un altro conto è essere tristi + giudicarsi perché si è profondamente convinti che sia sbagliato lasciarsi andare a quella roba lì.


Così come è altrettanto complicato essere tristi + averne paura, “che magari non ne esco più e ci annego dentro”.


Altra opzione (e qui vi becco in tanti): quelli che non va bene essere tristi, ‘che si potrebbe risultare pesanti e un po’ pallosi, o addirittura rischiare di venire abbandonati.


Povera tristezza! Lei viene in pace, è tutt’altro che minacciosa e, se ce la concedessimo, sapendo che come una candela si consuma, potrebbe non essere poi così spiacevole (vedi viaggio in macchina con musica straziante e lacrima libera).


Come tutte le parti che ci abitano, anche la parte triste, quando si fa sentire, ci chiede solo di essere accolta e coccolata, affinché possa passare.

Se impariamo a farlo, diventiamo ricchi.