Attenzione al "poverino"!


Ho già parlato di Genitore Affettivo Negativo, un termine di Analisi Transazionale che si riferisce a quando incarniamo il ruolo di un genitore che iper-protegge, (nei confronti di qualcuno che non è necessariamente un figlio), anche quando non è richiesto, svalutando le capacità dell'altro di far fronte alla situazione.

Anche l'affermazione "poverino!"o "poverina!" spesso rientra in questa categoria.

In che senso?

Compatire un figlio, o un amico, o un partner, non sempre è la cosa più opportuna da fare. Quello che può succedere è che quella persona impari a stazionare nella posizione della "vittima". Cosa fa la vittima? Si commisera, svalutando la sua capacità di cambiare le cose, o di affrontarle diversamente.

"Poverino, è andato male nel compito, ma i livelli richiesti nella sua classe sono esageratamente alti..."

"Poverina, quella bastarda della sua amica è uscita con altre ragazze e ora lei è rimasta sola..."

"Poverino, è stato lasciato dalla sua fidanzata così all'improvviso, senza un motivo..."

Se invitiamo queste persone a vedersi come "vittime" senza approfondire la situazione e comprendere quale sia stato il loro ruolo in ciò che è accaduto, la volta successiva si ritroveranno nella medesima situazione! E proprio come succede a tanti, si diranno "sono proprio sfortunato, tutte le volte va a finire così!".

Magari invece possono scoprire che c'è qualcosa di sbagliato nel loro metodo di studio, o che la fidanzata, prima di lasciarli, aveva lanciato loro circa un milione di segnali che le cose non stavano funzionando, ma che loro, per qualche motivo, avevano preferito non vedere!

Ogni volta in cui ci scatta il "poverino" nei confronti di qualcun altro fermiamoci a riflettere: qual è la sua responsabilità in ciò che è accaduto? Sono sicura che commiserandolo gli sto facendo del bene? O forse sarebbe più protettivo se lo invitassi ad affrontare le conseguenze delle sue azioni facendolo riflettere sul perché è andata a finire così?

A volte, con il "poverino", implicitamente passiamo un messaggio del tipo: "eh, piccolo mio, non ce la puoi fare, questa cosa è troppo difficile per te".

Naturalmente non voglio che si generalizzi: succede che una persona abbia fatto del suo meglio ma non sia riuscita nel suo intento, e allora un abbraccio e qualche parola di conforto può essere decisamente opportuna.

Ma altre volte è necessario anche aiutare gli altri a focalizzare il punto: "ok, è andata così, utilizziamo questo episodio per riflettere: qual è la mia parte in tutto ciò? Cosa posso fare di diverso perché la prossima volta vada diversamente?".

Spesso anche in psicoterapia si lavora proprio sul comprendere qual è il proprio pezzetto di responsabilità negli eventi accaduti, e cosa si può fare per riprendere in mano la propria vita, per far sì che le cose vadano diversamente!

E voi cosa ne pensate? Vi capita di dire "poverino" o di sentirvelo dire?

Raccontatecelo! :)

GIULIA BASSETTI

psicologa, psicoterapeuta

TOSCANA | PISTOIA

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pistoia

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