Possiamo proteggerli dalle cattive notizie?


"E' diverso essere liberi di camminare verso il futuro, anche se con cicatrici e ferite, piuttosto che non riuscire a muoversi per paura di non farcela a sopravvivere."

(Alba Marcoli)

Spesso, con il nobile intento di proteggerli, si cerca di nascondere ai bambini le cattive notizie: i problemi grossi, la malattia di qualcuno, la fine di un matrimonio.

L'esperienza e la letteratura però insegnano che i bambini hanno antenne sviluppatissime e colgono, a livello non verbale, il clima emotivo che circola in casa, si accorgono quando i genitori parlano a bassa voce, non si fanno scappare nessuna espressione triste della mamma o del papà.

Spesso però, comprendono anche al volo il divieto di parlarne, e si adattano. Così, se non sono i grandi a farlo, decidono di stare al gioco.

"Non posso parlarne con nessuno", si dicono, "mi comporterò come si aspettano da me".

Tenendosi tutto dentro, cercando di decidere se meritano più fiducia "i grandi", che dicono che non sta succedendo niente e riempiono la giornata di sorrisi poco convincenti, oppure le proprie antennine, che sono uno strumento indispensabile.

L'ideale sarebbe non dover perdere fiducia né nei grandi né nelle proprie antenne, perché un bimbo, per crescere bene, dovrebbe poter contare su entrambe le cose!

Poi, i bambini, riempiono di fantasia il vuoto di informazioni.

Che significa?

Significa che spesso le fantasie dei bimbi, sono addirittura peggiori di quella che è la realtà: "mamma e babbo litigano, sicuramente si lasceranno, e indubbiamente è colpa mia, per via di qualcosa che ho combinato."

Dare a un bambino una brutta notizia può farci paura, vedere il suo dolore e la sua paura può spaventarci tanto, ed è legittimo. Ma per il suo bene è importante affrontare con coraggio e delicatezza anche le questioni dolorose, per far sì che possa mantenere la fiducia in noi, e che non si senta solo, escluso da quel grande segreto di cui si annusa l'entità.

Parlare con il bimbo di quello che sta succedendo gli permetterà di elaborarlo e di superarlo.

Cosa si può fare dunque?

--> rendere PENSABILE e AFFRONTABILE (insieme) quel che accade, rispondere a tutte le sue domande, con sincerità e accortezza

--> utilizzare un LINGUAGGIO COMPRENSIBILE, magari con l'aiuto di STORIE INVENTATE, personaggi immaginari, metafore, libri (adatte all'età)

--> rinforzare le risorse e trasmettere la POSSIBILITA' di superare l'evento

A questo proposito vi consiglio la lettura di un libro, intitolato "la nonna è ancora morta?" di Alba Marcoli, che tratta in maniera esaustiva, profonda e chiara questi aspetti.

GIULIA BASSETTI

psicologa, psicoterapeuta

TOSCANA | PISTOIA

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